Ultimamente mi sento così superficiale.
Soltanto perché mi fanno terribilmente piacere i complimenti per il mio nuovo taglio di capelli.
Ma andassi a vaffanculo, va!
Oggi sono veramente in fissa con una canzone. Ahimé, però, non riesco a capire il penultimo verso.
A chi interessa sapere qual'è la canzone o chi vorrebbe darmi una mano, ecco la casettina:
C'è chi, quando ha un problema, pubblica croci e cimiteri sul blog per annunciarne la chiusura più o meno momentanea.
Invece io, quando mi trovo con un problema davanti, penso subito al blog. Si vede che non sono così diversa dalla ragazzina brufolosa che ha aperto più di tre anni fa 'sto coso. Tant'è che di brufoli forse ne ho pure di più.
Che poi non è che non scrivevo/scrivo perché non piaccia. E' che non mi sembra di non aver alcun punto di vista di geniale da condividere sulle cose che mi succedono, tutto qua. E poi non sono figa come Lea. Cioè, chi riesce a raccontare la propria vita in modo così personale eppure sganciato da ogni personalismo - tant'è che si potrebbe scrivere sulla sua tomba "qui giace quel singolo" - ed ad avere contemporaneamente anche l'hosting sul sito col nome più bello del mondo: harrr? Solo lei, ragazzi, solo lei.
Mi viene da pensare a una cosa. L'altro giorno, a scuola, abbiamo fatto dei test attiduniali, psicologici... insomma, qualcosa che inizi già da adesso ad aiutarci per scegliere l'anno prossimo l'università. Insomma, tra questi test e domande ce ne era una che recitava più o meno così: Qual'è la qualità che apprezzi di più in te stesso? (indicane almeno 3)
Io nemmeno mi ricordo cosa ho messo per seconda o - addirittura - terzo. Mi ricordo perfettamente di aver scritto al primo posto: la mia schiettezza. Perché schietto contiene in sé tante cose: contiene l'essere sincero, l'essere diretto e anche abbastanza spontaneo. Ora che sto in ansia per un'email inviata, però, non è che mi sembri tanto una qualità...
Ma come fa la gente a discutere per sms?
Io per dire soltanto, in soldoni, vedi di chiamarmi che voglio chiarire una cosa c'ho messo 'na bella schermatuccia di gmail, 'na roba che in messaggini sarebbe stata 5/6 sms. Mamma mia...
Ed io che pensavo che, vestendomi leggera in queste prime giornate di sole, avrei vinto il freddo.
Invece mi ritrovo in camera mia, in pigiama, con il naso sgocciolante di mocciolo e gli occhi liquidi che bruciano. Ci manca soltanto che stasera, durante il concerto dei Marlene Kuntz, inizi a starnutire senza tregua rovinando il concerto e sarà perfetto.
Evidentemente non abito a San Francisco. O, in questo caso, a New York. Quindi, non ho mai letto Wooooo - e probabilmente non leggerei comunque in un luogo pubblico qualcosa che abbia più di tre o di fila - e per questo non ho per niente idea di chi sia questo Jason Crombie, ma ha dannatamente centrato il punto: Hai presente quando leggi tutte quelle interviste in cui la gente non fa altro che promuovere qualche film o disco o libro? Per me la parte più interessante è quando qualcuno riesce a divagare e comincia a parlare, che ne so, di quando ha portato il cane dal veterinario. Questo cattura il mio interesse perché si vede che sono persone vere. Peccato che poi si finisca per riparlare del loro film e ridiventa tutto di nuovo noioso…
Da quando l'ho ascoltata non mi esce più dalla testa: Trendy Baldanza - Useless Wooden Toys. La trovate sul mio muxtape. Anche se la parola baldanza fa accapponare la pelle - per un semplice motivo di come suona - a chiunque viva al di sotto del Po. Però è simpatica - entra nella testa e non esce più - adattata per queste prime giornate primaverili e per chi, sotto sotto, come me, vorrebbe finire le serate a cappuccio e brioche.
Ho provato ad aggiungere alla coca cola diverse dosi di amaro lucano.
Ogni volta il risultato era una intruglio di colore scuro con una leggere schiumetta marroncina in superficie. Non male, non fosse per un retrogusto di... pneumatico.
Alla fine questa Pasqua non è stata per niente malvagia, passata a casa mentre fuori veniva giù l'ira di dio. Raggomitolata nel pail con sopra disegnati due gattini, a fare incubi spaventosi. Ora che ci penso non ho ancora aperto l'uovo... ma 'sti cazzi.
E' stato bello rileggere vecchie email fino ad avere gli occhi lucidi e resistere alla tentazione di prendere il cellulare e chiamare Matteo, per cantargli la canzone di Humpty Dumpty. Senza un motivo, solo per ridere.
Quando cammino per strada, mi rendo conto che i telegiornali potrebbero benissimo girare i loro servizi sull'emergenza spazzatura di Napoli a Roma. Basterebbe fermare una qualsiasi signora di origini partenopee e falle leggere un copione et voilà: il servizio settimanale che serve a fare quella giusta pubblicità a Napoli! Yeah!
Avrei anche un post da fare, eh.
Ma roba che se ci riesco mi esce anche abbastanza carino.
Solo che non riesco proprio a concentrarmi per più di cinque minuti.
E poi la grafica fa cagare.
Mi diverto a proporre progetti grafici a destra e manca ma non riesco a farne uno per me.
Ma pensa te.
Intanto, mentre studio inglese, nella mia testa risuona senza un vero motivo Se ti senti soladei Non voglio che Clara.
A tavola Nonna: Sembra che Berlusconi voglia ri-togliere la tassa di successione Mia sorella: E che è 'sta tassa? Mamma: Una cosa che, quando c'è Berlusconi, non c'è ma che, quando ci sono gli altri, c'è.
Sarà che ho fatto 18 anni, ma oggi quando ho sentito un ragazzino urlare in cortile "Tana libera tutti! Tana libera tutti!" mi sono sentita veramente oltre.
Qui tutto bene. Ieri abbiamo passeggiato un po' per il centro e siamo andati a mangiare in un posto chiamato Il Comunista nel fighissimo quartiere gay. Buono ma pesante! Oggi musei.. un saluto!
in data 29.02.08
Fuori, per le vie di Montepulciano, tira un vento freddo.
Davanti al teatro siamo già un bel po' di gente. Mi stringo al braccio di Matteo, mentre si inizia a chiacchierare con le altre persone, venute come me da un bel po' lontano per partecipare a queste data. Mi fa un po' strano vedere il mio nick in una lista, ma poco mi interessa.
Prendo il mio biglietto e trovo un bel posto in platea. Non mi importa dove essere. Mi guardo intorno e vedo il teatro pieno. Mi viene un po' da ridere: i Baustelle al teatro. Suona la campanella ma siamo ancora tutti in piedi. Mi sembra di essere in gita scolastica, solo che qui è tutto molto più bello e vero. Suona di nuovo la campanella e, stavolta, si prendono i posti. Ho un po' di batticuore e le luci calano.
In pochi secondi ripenso a tutti i miei concerti dei Baustelle e concordo con l'opinione diffusa che la loro pecca più grande è la scarsa qualità dei live. Le voci che vanno e vengono, gli arrangiamenti che non funzionano, la timidezza. Eppure, ho pensato, sono qui.
Si apre il tendone e sulle note appena accennate di Andarsene così, intravedo le sagome dei Baustelle: sembrano venuti dallo spazio. Trattengo il fiato.
La musica arriva potente e già da Antropophagus mi ritrovo a battere il piede per terra. Mentre ascolto la voce di Bianconi mi viene in mente Greta Garbo e la locandina di Ninotchka, con quel Garbo Laughs. Magari sui manifesti dei prossimi concerti scriveranno: Bianconi canta, con la stessa ironia di quella locandina.
Rimango a bocca aperta, mentre le canzoni passano veloci. Sono sicura di essere diventata rossa mentre cantavo Il liberismo ha i giorni contati a volumi non permessi, ma non potevo farne a meno. Non mi sembra vero quello che ascolto: un live veramente con i contro cazzi.
Senza dubbio queste grandi prestazioni sono dovute alla nuova formazione live: riconfermando il giovane Ettore Bianconi alle tastiere, si sono aggiunti Alessandro Majorino ad un caldo basso, Sergio Carnevale (Bluvertigo, Morgan) alla batteria e uno scatenato Nicola Manzan (Bologna Violenta) tra violini, piano, fisarmonica e chitarre. Nicola soprattutto, sembra un pazzo. Si muove per tutto il palco e fa show, ma con classe, senza mai rubare la scena al nucleo del gruppo.
Ammetto di aver avuto gli occhi lucidi su Alfredo - imperdibile in delicata versione live - e si sorride quando Bianconi posa l'acustica per intonare che l'unica cosa che ha è la bellezza del mondo. Mi volto e vedo Nepo accanto a me: anche lui canta. Sono poche le canzoni degli album precedenti: Amen occupa gran parte della scaletta, ma va bene così: a me piace Amen, andate a farvi fottere. E mi piace anche Baudelaire (RISE OF THE DISCO SAMBA) è un meraviglioso delirio, la coda della canzone più sfacciatamente citazionistica dei Baustelle mi fa venire voglia di alzarmi e scatenarmi in un folle ballo. Fortunatamente inizia il bis con Bruci la città, acustica e senza troppi sfarzi. L'avrei fatta diversamente, è la canzone adatta per il Bianconi, poteva sfruttarla meglio. Ma non mi importa, perché sono ai lati del teatro a scatenarmi sul medley Gomma/Riformatorio. Si balla, si canta e si capisce che se i Baustelle ti hanno trasmesso una volta qualcosa, non potranno smettere di farlo. Mai.
Intro
Antropophagus
Colombo
Charlie
Aereoplano
I provinciali
Liberismo
Corvo Joe
Alfredo
Panico
Dark Room
La vita va
Alain Delon
Sergio
Guerra è finita
Baudelaire
--- bis ---
Bruci la città
Gomma/Riformatorio
Parco
Andarsene
Dedicato al 'bombolo' di Modigliani in un film di Lumet.
I corsi pomeridiani riempiono i miei pomeriggi e distruggono la mia pelle, che per la stanchezza si riempie di punti neri, neanche fossi una citazione vivente degli offlaga disco pax.
Sì, è uscito Bachelite, e io non riesco a seguirlo, ad amarlo. Forse c'è bisogno di tempo, magari resteremo solo amici.
Ho iniziato ad avere un'agenda e, incredibilmente, la trovo utile.
Ho bisogno di riposo, ormai è una costante.
Decisamente non ho un bel rapporto con la farmacia.
Ieri sono tornata a casa tutta mortificata perché la farmacista mi ha fatto un pistolotto infinito davanti a una schiera di vecchiette. Oggi, invece, stavo lasciando 25 e passa euro di resto.
Me: 0 Farmacia: 2
Alessandro scrive (11.06):
dentro a fnac Alessandro scrive (11.06):
ho preso un foglietto dove parlava di artisti Alessandro scrive (11.06):
e li conoscevo quasi tutti perché me li avevi passati te
brassy: aiutiamo la gente a sentirsi figa con poco dal 1906
C'è qualche cosa che mi disturba nel nuovo album dei Baustelle e no, non sto parlando del ragazzino totally gay che interpreta Charlie, ma proprio del titolo del disco: Amen. Io uso di continuo amen come termine.
Per esempio:
Mamma: Emanue', il gatto ha la dierrea.
Io: Amen
o
M.: oggi non ci vediamo, ho da fare
io: *piagnistei vari ma poi* va beh, amen.
Insomma, per amen è la parola che meglio rappresenta la sufficienza. Non è una parola che esprime un che di esaltato, ma nemmeno un gran dispiacere. E' più un rassegnazione con tanto di sospirone alla fine, non so avete inteso e se non avete capito... (amen.)
La cosa che mi disturba, quindi, è che ora il mio uso smodato di questa parola provocherà nelle persone intorno un me il pensiero di "Ah, ma guarda questa che vuole citare i Baustelle... tsk, io lo facevo già tre anni fa e molto meglio!", quando in realtà non è così.
Oh, va beh, amen.